La Storia dell' Associazione

Le origini. 1850-1900
Il termine "circolo" appare per la prima volta intorno al 1830 ad indicare una società segreta con scopo principale l’attuazione della libertà e dell’indipendenza italiana.
Il fenomeno circolistico nel suo complesso, prende invece il via intorno alla seconda metà dell’800 e si sviluppa attraverso la creazione di "Società di Mutuo Soccorso": società formate da forze sociali di ceto popolare con il compito di distribuire ai soci richiedenti le risorse sociali ed economiche in loro possesso. In Italia la prima Società operaia di mutuo soccorso viene fondata a Torino nel 1854. Si stima che le società di mutuo soccorso esistenti nel 1873 fossero 1146, mentre alcuni anni più tardi (1885) fossero salite a 4772.
Queste società hanno dato un impulso significativo alla diffusione dello spirito mutualistico in Italia: l’ideale di una società più equa viene tradotto nel quotidiano dalla loro attività.


Gli anni del consolidamento. 1900-1921
I primi anni del secolo sono stati tra i periodi più intensi e costruttivi nella storia del movimento dei circoli cooperativi.
Il circolo viene riconosciuto nell’attività più propriamente economica: circolo cooperativo di lavoro, di consumo e di abitazione.
In questo periodo si vanno a consolidare le conquiste operaie degli anni precedenti attraverso il canale della cooperazione e della presenza nelle amministrazioni locali. Con queste azioni il movimento acquista competenze amministrative e contribuisce a creare una coscienza socialista nel movimento operaio che si riflette nella costruzione di un solido movimento cooperativo.
Nel contempo nasce un’altra importante forza sociale: il movimento sindacale. Questo movimento si afferma nella società e trova nei circoli cooperativi la sua sede naturale.
L’integrazione fra amministrazioni locali e cooperative si rafforza. Il rilevante peso economico e sociale delle cooperative, in un terreno tanto favorevole, aumenta al punto che la Lega delle Cooperative vede triplicare il numero dei propri aderenti tra il 1901 e il 1910.


I circoli in epoca fascista. 1921-1945
In questo periodo storico la cooperazione subisce le conseguenze di una situazione politica ad essa avversa: le cooperative esistenti hanno l’obbligo di aderire ai nuovi organismi creati dal partito fascista (Ente Nazionale per la cooperazione), mentre parallelamente vengono costituite nuove cooperative patrocinate dal potere politico, alternative e antagoniste a quelle gestite dalle forze popolari.
In tutto il Paese, Enti locali e Cooperative vengono assoggettati ad una direzione commissariale, quando non direttamente sciolte d’ufficio. Nei circoli che non vengono sciolti, la pressione fascista si traduce nell’esplicito divieto di "parlare di politica" e nell’affissione di cartelli del tipo "lavorare e tacere", tanto cari ai dirigenti dell’epoca. A questo va aggiunto l’obbligo di ospitare all’interno delle strutture circolistiche, le manifestazioni organizzate dal Partito Nazionale Fascista (spesso organizzate con il patrocinio dell’Ente Nazionale per la cooperazione).
E’ naturale che in questo contesto storico, il movimento va lentamente spegnendosi. Sono innumerevoli gli esempi di circoli che hanno destinato somme di denaro alle organizzazioni fasciste, sottraendole agli scopi sociali.
Nonostante queste pressioni, il potenziale di lotta e di espansione della cooperazione non viene del tutto distrutto, come verrà dimostrato dapprima dalla reazione al fascismo e poi dalla rinascita nel secondo dopoguerra.


Il secondo dopoguerra. 1946-1960
Il mondo della cooperazione nonostante esca dal periodo fascista in situazione di estrema difficoltà economica ed organizzativa, è guidato da una forza e da una spinta ideale importante, che porta ad una fortissima crescita del movimento cooperativo e dei circoli in particolare. Da un lato i membri delle vecchie cooperative smantellate dai fascisti ricostruiscono il circolo, dall’altro lo spirito cooperativo (come reazione all’oscurantismo degli anni precedenti) permette a molti gruppi di persone di concretizzare lo spirito solidaristico con la costituzione di società cooperative con annessi i circoli.
Nella maggior parte dei casi, le cooperative di consumo e i circoli loro annessi, nascono con l’intento di aggregare le energie del lavoro operaio intorno a poli ben determinati e caratterizzati da finalità di volta in volta economiche, sociali, politiche e ricreative.
In questi anni, alle prime conquiste sindacali (migliorie negli orari di lavoro, nei salari...) viene contrapposta una situazione economica generale estremamente difficile e caratterizzata da un potere economico così concentrato da creare l’esigenza e il clima favorevole alle attività di consumo esercitate in forma cooperativa.
E’ una nuova fase che si va ad aprire, ed i circoli rimangono importanti centri di aggregazione sociale, sebbene la loro vita è meno influenzata rispetto al passato della situazione politica generale.
Il legame economico e sociale, tra cooperativa di consumo e circolo diventa saldissimo. Si produce un grande impegno per la ricerca di spazi da destinare alle famiglie operaie, in uno sforzo di consolidamento del patrimonio immobiliare che ancora a tutt’oggi costituisce uno dei maggiori punti di forza del movimento circolistico.
Ma è la dimensione sociale del circolo che in questo periodo viene esaltata con il potenziale aggregativo a disposizione. La ricettività è altamente qualificata ed offre ai soci la possibilità di frequentare ambienti dignitosi, migliori e più accoglienti delle proprie abitazioni: ampi saloni ricreativi spesso con presenza della televisione, campi da bocce e biliardi. Questi circoli ospitano anche sezioni di partito e sedi di organizzazioni sindacali, diventando altresì centri di dibattito e punti di riferimento sociale e politico.


Le trasformazioni economiche. 1961-1970
Le grandi trasformazioni economiche che la società italiana vive in questi anni si riflettono anche sul ruolo del circolo cooperativo. L’avvento della cultura di massa, l’aumento della scolarizzazione e l’espansione dei consumi orienta la società verso un consumo ricreativo e culturale sempre più individuale, producendo una concorrenza alle pratiche sociali e collettive delle quali i circoli sono espressione.
E’ in questo periodo che cominciano ad innescarsi quei processi che porteranno ad una seconda e più preoccupante crisi del movimento circolistico.
Molti circoli passano alla gestione diretta di attività per il tempo libero (bar, gioco delle carte, gioco delle bocce…), che, in assenza di una comune identificazione culturale, sociale e politica, le svuota di significati, rendendole mere pratiche tradizionali e corporative di quotidiana routine.


La grande distribuzione. 1971-1979
La concentrazione di una parte consistente delle attività economiche del Paese nelle mani di alcuni grossi gruppi industriali, unita al progresso tecnologico avvenuto anche nei processi di produzione e di distribuzione dei beni di largo consumo, determinano in questi anni dei cambiamenti sempre più grandi, anche nella struttura dei negozi collocati nelle zone più industrializzate del Paese.
Nel movimento cooperativo prende forma l’idea che i piccoli spacci delle cooperative di consumo non possano reggere in termini concorrenziali con i grossi centri di distribuzione: supermercati e ipermercati.
A partire da queste considerazioni prende l’avvio il processo di aggregazione delle cooperative di consumo. La scelta imposta è quella di avviare un processo di fusione di tutte le cooperative di consumo con l’obiettivo di creare entità di maggiori dimensioni (attraverso economie di scala risultare concorrenziali con i modelli di sviluppo della grande distribuzione) il tutto a discapito dei circoli, orfani della loro propria attività economica principale.
La Lega Nazionale delle Cooperative recepisce il momento di difficoltà del movimento circolistico e nel 1975 crea l’Associazione Regionale dei Circoli Cooperativi con il compito di individuare e coordinare le misure da prendere per reagire alla situazione economico-sociale venutasi a creare con i processi di fusione.


La situazione attuale. Dagli anni '80 ad oggi.
Il varo dell'Associazione regionale dà sviluppo ed un lavoro di verifica sul territorio, la creazione di un coordinamento e osservatorio per assistere e sostenere i Circoli in regione. Alcune azioni di censimento portano ad individuare la presenza di oltre 600 circoli cooperativi. Nel 1988 a fronte di una forte iniziativa politica delle centrali cooperative di Legacoop e Confcooperative, viene varata una legge regionale che riconosce il ruolo della cooperazione , i circoli cooperativi e la valenza sociale. Questa legge regionale permette il finanziamento di investimenti ed il sostegno a riammodernamenti (la trovate in home page: Legge Regionale 21/2003). Per la gestione di questi fondi l'Associazione fa nascere il Consorzio Fincircoli. Arrivando ai giorni nostri (novembre 2000) ci preme segnalare l'opportunità di alcuni circoli che, facendo riferimento alla legge sulla cooperazione sociale e ad una interpretazione avallata dal Ministero del Lavoro, hanno potuto richiedere lo status di cooperative sociale e quindi Onlus. Da qui per avere un quadro interpretativo della circolistica in regione possiamo far riferimento alla mappatura dei circoli realizzata nel 2009 dall'Associazione dove in sintesi vi segnaliamo: 340 circoli cooperativi associati anche se i circoli in regione sono più numerosi, una oggettiva criticità dovuta all'invecchiamento degli immobili e degli amministratori, una difficoltà diffusa a rapportarsi con le dinamiche di mercato e ai cambiamenti amministrativi. Per contro la nascita di una nuova circolistica che propone in maniera nuova luoghi aggregati dove interessi culturali, sociali e di nuova eticità si intrecciano con le tradizionali attività di bar e/o trattoria.


 

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