E' stato tempo di semina

Tra marzo e aprile di quest'anno la cooperazione è andata a Congresso. Oltre a quello dell'Associazione Circoli si sono svolti i Congressi di Legacoop Lombardia e di Legacoop Nazionale a Roma. Al di là delle modalità rituali, degli ospiti istituzionali con i loro saluti, dai cosiddetti convenevoli e dei regolamenti regolati, queste assemblee possono anche essere uno spazio di scambio, un terreno da coltivare con idee, non sempre è così e si rimane purtroppo ai convenevoli, quest'anno però mi sento di dire che sono stati congressi dove si è anche seminato. Si è seminato in grande con il varo dell'Alleanza delle Cooperative, un progetto salutato da tutti calorosamente, che anch'io mi sento di vivere in modo positivo, ma con il realismo da contadino; anche se si seminano buoni semi non è detto che nascano frutti sani. Di mezzo ci sono tante cose che possono condizionare un buon raccolto…e quindi guardo con fiducia sapendo bene le tante difficoltà che gli uomini sono maestri  nel creare. Comunque è di un'altra semina che vi voglio parlare, un'idea più vicina  al mondo dei circoli ma incredibilmente innovativa seppure anche difficile,  affascinante, con tutti i sapori della sfida. E la prima sfida è culturale perché occorre capirla per poterla attuare e organizzare. Sto parlando del "Welfare di comunità" che è un concetto annunciato e indicato sia nei programmi congressuali che in alcuni interventi, che cerco di tradurre a modo mio guardando ai circoli. Le nostre cooperative nella maggior parte dei casi sono nate per dare sollievo dalle fatiche del lavoro: spazi di incontro, d'impegno civile, di svago e di attività varie secondo gli interessi dei soci. Scegliendo di operare in forma cooperativa, ai nostri circoli si aggiunge un elemento d'impresa di struttura che agisce e produce. E' nella nostra storia, oltre gli aspetti sociali, si compra e si vende, si acquisiscono beni, si trasformano e si vendono, il circolo è anche attività regolata dagli statuti e dalle leggi commerciali. Quello che si teorizza con il Welfare della comunità è che le attività che vengono o possono essere svolte dal circolo, si possano incrociare con attività di altre cooperative, dando origine ad interessi e servizi che le cooperative possono gestire e offrire alle comunità di riferimento o alle amministrazioni comunali che già oggi non sanno o non possono fornirli come vorrebbero. Uscire quindi dalla sola logica di circolo come luogo per il tempo libero oppure del "dopo lavoro" e costruire piccoli centri di produzione welfare dove accanto alle attività tradizionali se ne attivano altre. E questo non è un sogno ad occhi aperti perché già oggi la circolistica offre esempi in questa direzione. A Legnano il Fratellanza e Pace  ha gestito per 4 anni un Teatro Comunale ed attualmente un parco intercomunale, a Cusano Milanino il Circolo Ghezzi gestisce uno sportello "informagiovani" per 4 comuni, fino all'esperienza del Circolino di Bergamo Alta che, accanto alle attività tradizionali, negli anni ha gestito mense comunali e centri sportivi. Il Welfare di Comunità è una buona idea da seminare, dà la possibilità di creare un mix di attività nel circolo, dà opportunità di lavoro, può attrarre risorse giovani, può dare più gambe economiche ai nostri circoli, crea rete nel territorio e tra cooperative. E' un pensiero positivo seppure difficile, ma ha il fascino dei nuovi orizzonti; provate ad immaginare servizi per anziani in difficoltà o momenti specifici per bimbi o ragazzi insieme ad animatori sociali. Per esempio la scuola che diminuisce le ore di studio e taglia gli insegnanti potrebbe introdurre corsi di vita ed esperienza pomeridiani, tenuti da anziani professionisti, testimoni o protagonisti di altri tempi. Ma idee e possibilità possono essere innumerevoli, basta aprire la mente al nuovo…Oggi abbiamo solo seminato, occorre preparare bene il terreno, curare i germogli e vedere se sapremo trarne buoni frutti.

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